Logo Lausanne musées

Rap! (1ère partie)

Cinémathèque suisse

10/11/2026 - 31/12/2026

Rap! (Parte 1) con AP

RAP! Una cultura, mille voci, mille territori

Prima ancora di essere un genere musicale, il rap era una voce nata nelle strade del Bronx negli anni '70, veicolata da giradischi, parole, corpi in movimento e muri ricoperti di figure e colori. DJing, MCing, breakdance, graffiti: quattro gesti fondanti di una cultura che trascende confini, lingue e generazioni.

Il cinema si è costantemente intrecciato con questa storia. Ha filmato le battaglie, i ballerini, i DJ e i graffitari, ma anche i quartieri, la rabbia, i sogni e le lotte che hanno alimentato questa musica. Raccontare la storia del rap significa anche raccontare la storia di coloro che la incarnano: una generazione alla ricerca del proprio posto, che trasforma le proprie ferite in testi e fa della creazione un modo per esistere, resistere ed essere ascoltata.

Da New York a Los Angeles, dal rap politico al gangsta rap, da Parigi a Roma, dai pionieri alle nuove voci, questa retrospettiva ripercorre i molteplici percorsi di una cultura hip-hop diventata globale. Inizia con le radici culturali della Blaxploitation, la cui estetica urbana, le figure di eroine ed eroi neri e soprattutto le sue colonne sonore funk e soul hanno alimentato l'immaginazione hip-hop ( Shaft , 1971).

Beat Street (1984) accompagnò l'emergere e la diffusione dell'hip-hop, e poi Spike Lee ne mise in luce il pieno significato sociale e politico alla fine degli anni '80. In Do the Right Thing (1989), l'hip-hop non era più solo uno sfondo o un elemento pratico: divenne il linguaggio di una generazione confrontata con tensioni razziali e sociali, incarnate da "Fight the Power " dei Public Enemy. Il rap si affermò come strumento di protesta.

Questa dimensione sociale si ritrova anche in Boyz n the Hood (1991), che si addentra nella Los Angeles degli anni '80 e descrive povertà, violenza delle gang e brutalità della polizia; analogamente, La Haine (1995) rappresenta la realtà delle periferie francesi. Il mondo del rap francese, incarnato all'epoca da artisti come IAM, Assassin e MC Solaar, testimonia l'appropriazione europea dell'hip-hop.

La retrospettiva esplora anche il rap come strumento politico e mezzo di emancipazione. L'incredibile Bulworth (1998) di Warren Beatty, una satira politica estremamente divertente, utilizza l'hip-hop per esaminare la politica americana, le divisioni di classe, le questioni razziali e l'accesso universale all'assistenza sanitaria. 8 Mile (2002), invece, trasforma il percorso di Eminem in una storia di autotrascendenza: le difficoltà sociali diventano materiale creativo e la battaglia si trasforma in uno spazio per riappropriarsi del controllo sulla propria narrazione.

In Europa e in Africa ( Congo Boy , 2026), altri film estendono questa storia in nuovi scenari e nuove voci, in particolare voci femminili ( Yo Mama , 2023), a lungo marginalizzate. Questo primo capitolo, che proseguirà a gennaio e febbraio 2027, racconta quindi la transizione di una cultura urbana nata ai margini in un'espressione artistica globale, capace di narrare i territori, le identità, le lotte e le aspirazioni di diverse generazioni. Continua...